Wednesday, February 22, 2012

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Giuseppe Marullo

Opere Maggiori Cap. I

La figura di Giuseppe Marullo si è persa a lungo nel limbo degli stanzioneschi minori e sulla sua fama, più del disinteresse della critica, ha pesato il parere severo di Raffaello Causa, che lo liquidò definendolo "un ritardatario provinciale ispido e legnoso", anatema che andò ad aggiungersi al giudizio, già poco lusinghiero, espresso dall'Ortolani nel 1938: "volgare combinatore di elementi riberiani e stanzioneschi in goffo barocchismo, con qualche momento più calmo alla Pacecco". Ed anche studiosi contemporanei come De Vito, non conoscendo evidentemente tutta la produzione dell'artista, hanno espresso (nel 1993) pareri negativi: "del suo stanzionismo di maniera, delle sue figure un po' allampanate e disarticolate si è scritto abbastanza per raffreddare anche l'entusiasmo di giovani studiosi". De Dominici, che rappresenta l'unica fonte di notizie sul pittore, per quanto non sempre precisa ed attendibile, lo include tra gli scolari di Massimo Stanzione ed in una posizione di rilievo; infatti alla morte del maestro, è proprio il Marullo a ricevere il testamento spirituale del caposcuola, la sua raccolta di disegni di pittori seicenteschi napoletani e parecchie notizie biografiche sugli stessi. Appunti scritti che passeranno poi al De Dominici e costituiranno la più importante fonte per le "Vite" degli artisti del secolo d'oro della pittura napoletana. Sui dati biografici gli unici riferimenti sono quelli forniti dal celebre biografo settecentesco, che lo dava nativo di Orta di Atella, senza specificare quando, e morto a Napoli nel 1685. Purtroppo gli archivi del piccolo comune casertano, vera culla di pittori, che ha dato i natali, a distanza di pochi anni, anche a Massimo Stanzione e Paolo Finoglio, sono da tempo dispersi e vanamente ho cercato, con il cortese aiuto di padre Illibato, nei registri di morte della parrocchia di San Giovanni Maggiore, oggi conservati nell'Archivio diocesano, tracce del suo decesso, evidentemente avvenuto altrove, in contrasto con il celebre biografo, il quale riferisce che il Marullo, "uomo attempato", povero e senza amici, colà fosse stato sepolto. E vanamente ho compulsato, per giorni e giorni, tutti i processetti dei matrimoni avvenuti a Napoli nel 1665 alla ricerca di quello del Nostro con la giovane nipote, sempre seguendo il referto dedominiciano.

Giuseppe Marullo

Opere Maggiori Cap. I

La figura di Giuseppe Marullo si è persa a lungo nel limbo degli stanzioneschi minori e sulla sua fama, più del disinteresse della critica, ha pesato il parere severo di Raffaello Causa, che lo liquidò definendolo "un ritardatario provinciale ispido e legnoso", anatema che andò ad aggiungersi al giudizio, già poco lusinghiero, espresso dall'Ortolani nel 1938: "volgare combinatore di elementi riberiani e stanzioneschi in goffo barocchismo, con qualche momento più calmo alla Pacecco". Ed anche studiosi contemporanei come De Vito, non conoscendo evidentemente tutta la produzione dell'artista, hanno espresso (nel 1993) pareri negativi: "del suo stanzionismo di maniera, delle sue figure un po' allampanate e disarticolate si è scritto abbastanza per raffreddare anche l'entusiasmo di giovani studiosi". De Dominici, che rappresenta l'unica fonte di notizie sul pittore, per quanto non sempre precisa ed attendibile, lo include tra gli scolari di Massimo Stanzione ed in una posizione di rilievo; infatti alla morte del maestro, è proprio il Marullo a ricevere il testamento spirituale del caposcuola, la sua raccolta di disegni di pittori seicenteschi napoletani e parecchie notizie biografiche sugli stessi. Appunti scritti che passeranno poi al De Dominici e costituiranno la più importante fonte per le "Vite" degli artisti del secolo d'oro della pittura napoletana. Sui dati biografici gli unici riferimenti sono quelli forniti dal celebre biografo settecentesco, che lo dava nativo di Orta di Atella, senza specificare quando, e morto a Napoli nel 1685. Purtroppo gli archivi del piccolo comune casertano, vera culla di pittori, che ha dato i natali, a distanza di pochi anni, anche a Massimo Stanzione e Paolo Finoglio, sono da tempo dispersi e vanamente ho cercato, con il cortese aiuto di padre Illibato, nei registri di morte della parrocchia di San Giovanni Maggiore, oggi conservati nell'Archivio diocesano, tracce del suo decesso, evidentemente avvenuto altrove, in contrasto con il celebre biografo, il quale riferisce che il Marullo, "uomo attempato", povero e senza amici, colà fosse stato sepolto. E vanamente ho compulsato, per giorni e giorni, tutti i processetti dei matrimoni avvenuti a Napoli nel 1665 alla ricerca di quello del Nostro con la giovane nipote, sempre seguendo il referto dedominiciano.

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